Era il 26 novembre scorso quando il ministro Tremonti annunciava la nascita delle social card, una sorta di bancomat azzurro e anonimo dove dovevano essere caricati i soldi del Governo, 40 euro al mese a regime, per le fasce sociali più deboli che rispondessero, però, a determinati requisiti reddituali. Due mesi dopo i fatti stanno a dimostrare che il metodo di erogazione di questo bancomat per i poveri, è troppo farraginoso, complesso e demotivante. O almeno così la pensano i rappresentanti del partito dei pensionati che lamentano “troppi errori, troppa approssimazione”. Ben pochi supermercati hanno visto i clienti esibire la famosa “social card”, che rimane un “oggetto misterioso”. Certamente sarebbe stato più semplice, meno dispendioso e più opportuno dare i 40 € mensili direttamente sulla pensione anche perché la “social card” non è facilmente “spendibile” non potendo essere utilizzata nei mercati o nelle botteghe dei piccoli centri, proprio perché la “social card” non è altro che un bancomat e quindi i detentori di tale tessera devono rivolgersi necessariamente al negozio, bottega o quant’altro provvisto di Pos. Alle accuse dei pensionati, poi, si aggiungono quelle di una deputata Pd, Luisa Gnocchi, che ha presentato un’interrogazione a Giulio Tremonti, ministro dell’Economia e delle Finanze: “In base ai dati forniti dall’Inps solo 330mila social card sono state finora attivate a fronte di circa un milione e 300mila aventi diritto previsti dal governo Berlusconi”. Di più: nel 40% dei casi la card, presentata alle casse dei supermercati, è stata respinta per ragioni non meglio specificate relative ad una intempestiva ricarica. Inoltre, migliaia di persone rischiano di perdere il bonus di 120 euro, rappresentato dalla ricarica iniziale, che riguarda i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2008, poiché essendo stato superato il limite del 31 dicembre 2008, si è persa tale somma teoricamente maturata, in assenza di una specifica proroga dei termini.
Che fine hanno fatto le social card?
151
articolo precedente