Giornali “pirata” sul web: l’abuso denunciato da La Città

Antonio Esposito

Perché comprare un quotidiano cartaceo quando lo puoi leggere su Facebook o scaricarlo da whastapp senza pagare un euro? Semplicemente perché, così facendo, rischi sanzioni fino a 15mila euro (per non parlare dei risvolti penali), ripetute per ogni articolo scaricato e se lo diffondi a terze persone, come si dice in gergo lo condividi, incorri nella stessa sanzione. È quanto, purtroppo, sta accadendo in particolare in provincia di Salerno con i due maggiori quotidiani provinciali e con le pagine specializzate nel mondo del diritto di altri quotidiani. A rilanciare la questione un articolo denuncia sul quotidiano La Città a firma di Salvatore De Napoli che riaccende i riflettori sulla pirateria digitale e sui danni che arreca al comparto
Intere pagine vengono condivise su Facebook e altri social e chat di libero accesso a tutti, ordinate per settori e disponibili gratuitamente fin alle 5 del mattino, con grandissimo seguito. C’è, inoltre, chi condivide le rassegne stampa prodotte da enti pubblici o associazioni di categoria, incorrendo nello stesso reato per dare gratis i giornali a parenti, amici, sostenitori solo per farsi un po’ di pubblicità a spese di chi opera in questo settore: editori e giornalisti.
Un altro sistema illegale è quello di collegarsi a siti pirata, per lo più appoggiati a server africani, che mettono a disposizione l’intero giornale dal quale poi prelevare le pagine che servono e farsi una propria rassegna stampa. C’è, inoltre, chi ha escogitato un sistema per superare le barriere tecniche di protezione delle copie online attraverso un’applicazione che funziona solo su determinati computer.
Oltre al rischio di sanzioni, i lettori che si rivolgono ai canali illeciti si espongono alla concreta possibilità di subire il furto dei propri dati mediante “pishing”. Infatti, come contropartita alla lettura gratis, taluni canali espongono link che reindirizzano a proposte commerciali a prezzi particolarmente vantaggiosi o di registrazione gratuita a servizi digitali. Utilizzando questi link, l’utente finisce per mettere i propri dati personali e finanziari nelle mani dei criminali oppure per attivare servizi a pagamento non richiesti.

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