Giovanni Attanasio parla. In silenzio Enrico Bisogni e Sergio La Rocca

Redazione

Parla, Giovanni Attanasio. E lo fa per almeno due ore, nel carcere di Piacenza dove è detenuto da qualche giorno. Risponde alle domande degli inquirenti che lo incalzano con le accuse piovutegli addosso da almeno due pentiti: Sabino De Maio e Raffaele Del Pizzo. Collaboratori di giustizia che i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno considerano attendibili.

Ma Giovanni Attanasio, l’uomo dalle fortune improvvise e repentine, il leader delle coop e del lavoro interinale a Pontecagnano e dintorni, risponde a tutto. Sulla sua società principale, la Lavoro.doc, ma anche sul resto del sistema che gli imputano i finanzieri di Salerno: ovvero la rete di trenta sodalizi che dà sostanza al gruppo Attanasio, creato per riciclare ed autoriciclare milioni di euro e per impiegare 1500 persone, fra le quali molti elementi ritenuti vicini alla camorra.

Attanasio, arrestato a Piacenza dov’era per affari, ha deciso di parlare, sperando forse nell’attenuazione della misura cautelare. Enrico Bisogni e Sergio La Rocca, gli altri due arrestati, invece sono rimasti in silenzio.

Il primo è già detenuto in un carcere di massima sicurezza per altri reati: per molti è il reggente del clan Pecoraro-Renna e per Attanasio garantiva il controllo del suo gruppo, garantendo benefici per i sodali. Tra le accuse, non a caso figurano il concorso esterno in associazione mafiosa, l’evasione fiscale, il riciclaggio e l’auto-riciclaggio, le false attestazioni all’autorità giudiziaria. La Rocca, invece, era il factotum di Attanasio. Secondo quanto avrebbero dichiarato i pentiti Del Pizzo e De Maio, le fortune di Attanasio sarebbero da ricondurre al riciclaggio di denaro per conto dei Pecoraro-Renna.

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