Il processo d’Appello a carico di Luca Gentile non sarà ricordato tanto per la riduzione della pena rispetto al giudizio di primo grado, quanto per le dichiarazioni rese dall’assassino delle Fornelle sul coltello con cui uccise il carrozziere Eugenio Tura De Marco.
Gentile, che è in galera da quasi tre anni per quell’omicidio, ieri ha chiesto ai giudici di parlare. Daniela Tura De Marco avrebbe nascosto l’arma del delitto. La sua ex fidanzata, nonché figlia della vittima, . In pratica, tra i due c’era un patto di mutua assistenza. Luca Gentile si sarebbe addossato tutte le responsabilità dell’omicidio del padre della fidanzata; e Daniela Tura De Marco avrebbe fatto perdere le tracce del coltello con cui il carrozziere delle Fornelle fu ferito a morte.
Quel patto, come hanno spiegato i legali di Gentile Enrico Lizza e Luigi Gassani, ha retto fino a quando la stessa Daniela non ha deciso di romperlo, scaricando l’ex fidanzato. Gentile, in aula, ha anche spiegato come e quando la ragazza ha preso e fatto sparire l’arma del delitto. E’ stato quando s’è arrampicata al piano rialzato della casa di Piazza d’Aniello nel centro storico di Salerno, rotto la finestra ed aperto la porta dall’interno per far entrare soccorritori e Carabinieri.
In quel frangente, avrebbe afferrato il coltello da cucina su cui c’erano le impronte del fidanzato assassino e lo avrebbe fatto sparire. Nella concitazione di quei momenti, nessuno ha fatto caso a quanto Daniela Tura De Marco stava facendo per depistare le indagini sull’omicidio del padre. Un delitto partorito- secondo le ipotesi accusatorie- proprio dalle menti di Daniela e Luca. Per liberarsi di un uomo brusco ed invadente, capace di condizionare la vita della figlia e- forse- di insidiarne il fidanzato con avances sessuali non corrisposte.
La versione sul coltello fornita da Luca Gentile potrebbe cambiare le sorti del processo in Corte d’Assise a carico di Daniela Tura De Marco. La ragazza deve rispondere di concorso morale in omicidio. Gentile, invece, in Appello ha ottenuto uno sconto di pena. Dai vent’anni del rito abbreviato, si è scesi a 16 anni ed otto mesi di reclusione.
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