Nella prima gara del 2010 la Salernitana, impegnata nella prima di 23 finali, cerca un successo per alimentare i sogni di salvezza. Ma i granata vivono una serata da incubo all’Arechi, dove il nuovo acquisto Capone per larghi tratti sembra un fantasma. Si inizia con un’indecisione di Polito su una punizione ben calciata da Dalla Mano, Possanzini non riesce a deviare in rete da buona posizione. Un sortilegio sembra invece proteggere la porta di Arcari, bersagliato dalla distanza: Fava ci prova in acrobazia, Montervino con una staffilata dalla distanza, nulla da fare e meno male che Inchini vuole un nuovo numero 1. Il guerriero tarantino cerca di far infiammare i tifosi granata, che però poco dopo si beccano una doppia doccia gelata. Prima l’infortunio di Fusco, che lascia il campo a Galasso. Al 23esimo Stendardo e Kyriazis cercano lo stesso pallone e, come ne “Le Comiche”, finiscono a terra rovinosamente, Possanzini ringrazia anche la marcatura blanda dell’ex barese e trafigge l’immobile Polito con un bel destro a giro. Il bomber delle rondinelle non segnava da settembre, l’Arechi invece sta facendo l’abitudine ai dispiaceri. La Salernitana non demorde e ha il merito di pareggiare quattro minuti più tardi: sponda di Fava, gioco allargato sulla sinistra e l’inesauribile Soligo, uno che meriterebbe un contratto a vita e invece è in scadenza, pesca il jolly. Il suo interno di destro liftato si insacca nell’angolino opposto, vano stavolta il tentativo di Arcari di opporsi alla conclusione del soldatino di Marghera che dedica il gol ai figli. E’ solo illusione. Nella galleria degli orrori meritano un posto di rilievo Galasso e Polito: su punizione di Dalla Mano il primo non marca Possanzini, il secondo non esce, e per l’attaccante è troppo semplice regalare a Vass il pallone per il 2-1. Al peggio non c’è mai fine e così, mentre i granata sbagliano anche i passaggi più elementari, nella ripresa Arcari rinnova la stregoneria che rende inviolabile la sua porta, anche con l’aiuto dei legni su una pregevole zuccata di Fava. Non bastano gli innesti di Caputo e Merino, i ripetuti tentativi dei granata risultano imprecisi, mentre in contropiede il Brescia dimostra di poter far male: Caracciolo costringe Stendardo all’harakiri, il difensore salva nonostante il tentativo di disturbo del compagno di reparto Galasso. In un balletto autolesionista, Kyriazis e Caracciolo si spintonano, si trattengono e finiscono a terra, per Saccani è rigore e l’airone allarga le ali per l’undicesima volta in stagione. 3-1 e pratica Salernitana archiviata, visto che gli attaccanti di Grassadonia non riescono a riaprire la contesa. Nel finale l’amara contestazione dei tifosi di casa inviperiti per un’altra serata che sembra troppo brutta per essere vera, lo spettro della retrocessione aleggia sull’Arechi.
Salernitana, serata da incubo col Brescia
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