I due impiegati infedeli dell'Università di Salerno, ai domiciliari per aver manomesso intere carriere accademiche in cambio di regalie, hanno deciso di non rispondere alle domande degli inquirenti durante l'interrogatorio di garanzia. Chi indaga vuole capire se oltre ai piccoli regali vi fossero importanti flussi di denaro dietro le carriere truccate. 70 i capi di imputazione, che potrebbero essere contestati dai legali dei due dipendenti arrestati in un ricorso al Riesame.
Tra le storie emerse dalle intercettazioni, c'è quella della mamma del militare che voleva a tutti i costi che il figlio si laureasse. Oppure il padre preoccupato perché il figlio non riusciva a dare esami. Un altro genitore in ansia, perché la figlia poteva essere stata vista consegnare del denaro. Intercettazioni che documentano un campionario umano deprimente, una propensione ad aggirare le regole e a considerare la cultura come frutto non del sacrifico ma di semplice furbizia. Ovviamente, per i 42 tra studenti e genitori indagati le condotte oltre che moralmente censurabili sono per la Procura di Salerno e la Guardia di Finanza penalmente rilevanti.
Ciò che ha colpito è la disinvoltura con cui le persone al centro di questa vicenda manomettevano interi percorsi accademici, attribuendosi esami mai sostenuti ed arrivando – in alcuni casi – persino a laurearsi. Sotto la lente ci sono carriere in Giurisprudenza (in un caso interamente artefatta), nel dipartimento di Pedagogia come a Lingue. Ma forse, i casi che danno più da pensare sono quelli di Medicina: tutto è cominciato proprio da due studenti che non avevano superato nemmeno il test di ammissione eppure si sono ritrovati iscritti con un raggiro informatico e si sono pure fatti registrare esami mai sostenuti: come pensavano di fare il medico, poi, è un mistero che nessuno potrà sciogliere.